La vita

L’infanzia e l’adolescenza
Nel 1922, a Bologna, nasce Pier Paolo Pasolini. Il Padre Carlo Alberto era ufficiale di carriera e per questo per tutta l’infanzia e l’adolescenza ha fatto diversi spostamenti vivendo in moltissime città italiane. Tuttavia, 1942 si trasferiscono a Bologna.. Nel frattempo nasce anche il fratello Guido. Nel 1939 si iscrive alla Facoltà di Lettere di Bologna e si appassiona alla filologia romanza e alla storia dell’arte. Lui scrive articoli per “L’architrave” per “Il setaccio” due riviste nelle quali esprime tutto il suo antifascismo culturale, simbolo dell’insofferenza per le censure del regime.
Presso un piccolo editore di Bologna nel 1942 pubblica “Poesie a Casarsa”. Nel borgo in cui la famiglia trascorreva sempre le vacanze, i testi sono scritti in friulano e il libretto viene elogiato dal critico Gianfranco Contini.
Il periodo di Casarsa
Inizialmente Pasolini si era convinto a fare la sua tesi di laurea basandosi sulle lezioni dello storico Roberto Longhi. Tuttavia, quando scappa verso Casarsa nel 1943 in seguito alla cattura da parte dei tedeschi del suo battaglione, cambia l’oggetto della ricerca. Si laurea nel 1945 con una tesi su Giovanni Pascoli. A Casarsa che si dedica all’insegnamento, prima in una scuola primaria da lui aperta e in un secondo momento in una scuola media di Valvasone.
Grazie alla vita di provincia si avvicina ai problemi sociali della gente. Qui capisce che il dialetto non è più una lingua per fare poesia ma una lingua effettivamente parlata. Nel 1945, il fratello Guido partigiano viene ucciso della brigata azionista. Nonostante questo, alla fine del 1947 Pasolini si iscrive al Partito Comunista Italiano e partecipa attivamente a tutte le sue iniziative. Nel 1949, Pasolini durante una festa si apparta con alcuni ragazzi, ma viene denunciato e rinviato a giudizio. Nonostante il processo finisca poi con il ritiro delle accuse, lo scrittore è sospeso dall’insegnamento ed espulso dal Partito Comunista Italiano. Nel 1950 Pasolini e la madre non riuscendo più a sopportare la situazione si trasferiscono a Roma presso uno zio materno.
Gli anni romani
I primi anni nella capitale sono durissimi, la madre lavora come governante e Pasolini inizia a guadagnare qualcosa facendo la comparsa nei film prodotti a Cinecittà. Nel 1951 torna ad insegnare nella scuola media privata di Ciampino e diventa amico dei poeti Sandro Penna e Giorgio Caproni, in seguito stringe amicizia con gli scrittori Alberto Moravia ed Elsa Morante. Grazie all’interessamento del poeta Attilio Bertolucci riceve come commissione da parte della casa editrice Guanda due antologie, entrambe dedicate alla poesia: una riguardava quella dialettale del ‘900, l’altra quella Popolare Italiana. Nel 1954 Pasolini è tra gli sceneggiatori di un film di Mario Soldati, “La Donna Del Fiume”, con Sophia Loren e inizia qui il suo lavoro cinematografico, tanto che collabora anche nella produzione della “Dolce vita” di Federico Fellini.
Nel 1955 esce il romanzo “Ragazzi di vita” ispirato alle borgate romanesche che inizia a conoscere in questo periodo che viene definito di forte entusiasmo produttivo. Pubblica anche una raccolta di poemetti intitolata “Le ceneri di Gramsci”, nel 1957, che lo fa qualificare come comunista eretico per l’atteggiamento critico che ha nei confronti del Partito Comunista Italiano. Inoltre dal 1955 al 1959 dirige, insieme a Franco Fontini, Roberto Roversi e Angelo Romano la rivista borghese “Officina” che fa quasi da ponte tra il Neorealismo e le nascenti Neoavanguardie.
Il periodo di massima espressione
Se gli anni ‘50 rappresentano per Pasolini il periodo di massima espressione artistica, gli anni ’60 sono invece il simbolo di smarrimento ed incertezza, intendendo la borghesia come una attitudine psicologica più che come una classe sociale, Pasolini nota come il proletariato si integri sempre di più in essa e quindi la spontanea umanità che gli aveva riconosciuto viene completamente persa.
Per poterla ritrovare decide di viaggiare nel terzo mondo accompagnato spesso da Alberto Moravia ed Elsa Morante, per questo nel 1961 si reca in India e, dal 1962 in poi, visita l’Africa: è proprio in questo periodo che nasce il suo vero interesse per il cinema. Pasolini si avvia alla ricerca di un pubblico universale, cosa che si evince nei film da lui diretti “L’accattone” e “Mamma Roma”.
Gli ultimi anni
Questo senso di disorientamento e quasi di disperazione degli anni 60 viene ancora più accentuato nel decennio successivo in quanto egli nota negli italiani una mutazione antropologica che li conduce a perdere ogni carattere individuale, è questo l’argomento spesso al centro dei suoi articoli pubblicati fin dal 1973 nel “Corriere della sera”.
Nel 1975 esce la raccolta di versi “La nuova gioventù” mentre lavora incessantemente a un non-romanzo intitolato “Petrolio”, questo lavoro si addentra nei misteri nei complotti della storia italiana a lui contemporanea. Il mondo gli appare infine come una sorta di campo di concentramento globale nel suo ultimo film “Salò o Le 120 giornate di Sodoma”.
Nella notte del 1° novembre del 1975 a Ostia per Paolo Pasolini viene assassinato, al processo Pino Pelosi, l’unico imputato è condannato a morte per l’omicidio in concorso di ignoti. Tuttavia nonostante la pista più accreditata sia quella legata alla prostituzione omosessuale emergono durante le indagini diverse incongruenze tanto che facciano ipotizzare che i mandanti venissero da ambienti politici economici o mafiosi come conseguenza delle opinioni scomode espresse nel corso degli anni.
Le opere
La poesia
Pier Paolo Pasolini nasce come poeta e la scrittura poetica da lui stesso viene percepita come una scrittura privilegiata, dove il privato può presentarsi come universale.
La produzione in dialetto friulano
Poesie a Casarsa
La prima opera pubblicata da Pasolini è la raccolta “Poesie a Casarsa” composta da 14 poesie uscite alla fine del luglio del 1942. Ne furono pubblicate 300 copie. Queste poesie sono in dialetto friulano ma sono comunque ricche di riferimenti alla tradizione letteraria e per questo non è da considerarsi una scelta colloquiale. Si tratta di versi spensierati che parlano di gioia di vivere, di innocenza, ma che identificano un turbamento, un inquietudine esistenziale, quasi una paura della morte ed è a questa connotazione leggermente negativa che si può collegare la sua concezione di religione non rasserenante.
La meglio gioventù
Nel 1954 esce la raccolta “La meglio gioventù” che comprende, oltre al primo libro di poesie leggermente modificato a livello linguistico, tutta la produzione in dialetto friulano negli anni 1939-40 fino al 1953. In questa raccolta ci sono riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale e alla resistenza.
La produzione in lingua italiana
L’usignolo della Chiesa Cattolica
In lingua italiana esce nel 1958 la raccolta “L’usignolo della Chiesa Cattolica” che contiene dei testi composti fra il ‘43 e il ‘49, Come si capisce dal titolo, il tema principale è la religione intesa come decadente.
Le ceneri di Gramsci
“Le ceneri di Gramsci” esce nel 1957. L’opera comprende 11 poi metti scritti intorno agli anni 50 su vari argomenti ma tutti legati alla scoperta del sottoproletariato romano.
La religione del mio tempo
Nel 1961 esce una raccolta di poesie scritte a metà degli anni 50 dal titolo “La religione del mio tempo” nella quale si evince una grossa polemica raccontata attraverso degli epigrammi.
Poesia in forma di rosa
Tre anni dopo, per raccogliere le poesie scritte tra il ‘61 il ‘63, esce “Poesia in forma di rosa” che sul piano tematico parla più volte delle delusione del poeta soprattutto nei confronti del popolo che diventa tipicamente borghese.
Trasumanar e organizzar
L’ultima opera in versi che scrive è “Trasumanar e organizzar” del 1971 che rappresenta l’addio dello scrittore la poesia. È un’anticipazione dei temi dell’ultimo Pasolini soprattutto per quanto riguarda la società. È quasi una riflessione e metafisica che pone l’attenzione sulle dimensioni concrete e materiali dell’esistenza.
La prosa
Per quanto riguarda la prosa possiamo affermare che Pasolini inizia ad utilizzarla per raggiungere un pubblico più vasto.
Il sogno di una cosa
La prima opera che avrebbe dovuto intitolarsi “I giorni del Lodo De Gasperi”, viene invece pubblicata nel 1962 con il titolo “Il sogno di una cosa”, questa espressione deriva da una frase di Marx. Il romanzo parla di fatti legati al Lodo De Gasperi, ma questo argomento è soltanto una parte di tutta la materia narrativa. I protagonisti sono tre ragazzi friulani, Nini, Eligio ed Emilio che hanno problemi economici, i primi due emigrano clandestinamente nella vicina Jugoslavia cercando lavoro ma la loro situazione sembra peggiorare, Emilio emigra in Svizzera e il racconto di questa esperienza è molto vicino allo stile parlato, ricollegandosi quasi alla prima poesia in dialetto friulano.
Ragazzi di vita
Nel 1955 esce “Ragazzi di vita” in cui si parla esplicitamente del sottoproletariato romano che inizia a conoscere a partire dal suo trasferimento a Roma. È ambientato nel dopoguerra romano: questa realtà è raccontata quasi che si trattasse di un’opera cinematografica, quasi che fosse una ripresa diretta. Il romanzo tratta della storia di un gruppo di ragazzi di borgata, il personaggio principale è il Riccetto.
L’opera sembra essere dominata da una forza centrifuga, raccontata con una coralità di personaggi ed episodi che con la loro successione definiscono ambienti, luoghi e realtà più che una vicenda legata al singolo individuo, si potrebbe definirlo si potrebbe definirlo un romanzo episodi. I ragazzi di vita sono giovani che vivono in un ambiente sociale incerto, non hanno una sicurezza della lavorativa, non hanno neanche una sicurezza a livello di casa e famiglia: gli adulti sono loro nemici e il rapporto tra le generazioni è segnato da una fortissima ostilità.
Le interpretazioni
È un romanzo che può essere letto è interpretato in diversi modi, una prima chiave di lettura è quella della tradizione narrativa picaresca, ossia sottolineare la provvisorietà delle cose materiali e l’instabilità morale e la soggezione agli istinti primari come la fame, il sonno, il sesso e la gioia di vivere.
Una seconda chiave di lettura è quella del romanzo di formazione, difatti il personaggio del Riccetto cresce e matura anche se questa maturazione non è vista con occhio positivo da parte di Pasolini perché la interpreta come la corruzione della perdita dell’innocenza infantile che rendeva speciale questo personaggio. Anche perché la maturazione del Riccetto non segue le tappe tradizionali della pedagogia borghese: è una formazione che avviene sotto una forma di pedagogia della strada ossia causa delle circostanze e delle occasioni, spesso criminali, che lo coinvolgono.
Esiste una terza chiave di lettura che è quella del romanzo sociale possiamo affermare che la rappresentazione delle borgate è uno spaccato molto istruttivo della realtà romana del tempo di cui ci parla Pasolini. Lo stile del romanzo salta tra l’italiano e il dialetto, utilizzato soprattutto nei dialoghi, si tratta ovviamente del romanaccio, il romanesco parlato nelle borgate che è una lingua che si può definire quasi essenziale. Questo fatto è una precisa scelta poetica già da identificare oltre il Neorealismo non è soltanto la rappresentazione umana.
Una vita violenta
Altro romanzo pubblicato nel 1959 è “Una vita violenta” si tratta della presa di coscienza di un ragazzo di borgata, Tommaso Puzzilli, che passa attraverso diversi movimenti politici approdando infine al Partito Comunista ed è in virtù dell’adesione ideali sociali del Comunismo che mette a repentaglio più volte la propria vita per salvare quella di una prostituta. Il personaggio alla fine muore di tubercolosi dopo aver provato a salvare la ragazza e questa sua morte è come se fosse una santificazione laica del personaggio stesso, la morte diventa eroica e il rosso della bandiera comunista diventa tutt’uno con il rosso del sangue versato del ragazzo.
Teorema
Un’opera duplice, uscita nel 1968, è “Teorema”. Il romanzo appare spoglio dal punto di vista stilistico, rappresenta una sorta di sceneggiatura per il lungometraggio le cui riprese hanno inizio nello stesso periodo della pubblicazione. Il titolo sembra legarsi ad un’ipotesi di partenza che dà vita a una serie di specifiche tesi o conseguenze: ipotizzando che in una famiglia borghese irrompa una qualsiasi visita inattesa questa famiglia finirebbe per disintegrarsi in quanto la borghesia viene intesa non come classe sociale, ma come condizione dello spirito. L’avvento di un ospite in una famiglia milanese provoca un autentico terremoto: egli seduce tutti quanti e poi se ne va all’improvviso com’è arrivato. Ecco la trama del romanzo.
Petrolio
Uscito postumo nel 1992 è “Petrolio”, romanzo rimasto in forma incompiuta composto tra il ‘72 e il ‘75. Il libro è una sorta di bozza costituita da 133 appunti e articolato in due parti “mistero” e “progetto”. Queste parti si intersecano tra di loro, questo testo diventa una sorta di meta-romanzo per le continue riflessioni dell’autore sulla propria vena letteraria e poetica. Dovrebbe essere l’edizione critica di un’opera frammentaria commentata dall’autore stesso. Il protagonista è Carlo Balletti, un ingegnere della buona borghesia torinese, è comunista e cattolico. Lavora all’ENI e quest’ultimo dato rimanda ad un personaggio esistito realmente: Enrico Mattei che aveva avviato le ricerche petrolifere nella Pianura Padana. A questi dati storici Pasolini allude solamente in quest’opera che viene definita magmatica e fantasiosa, apocalittica e visionaria sullo sfondo dei complotti politici.
La saggistica
Pasolini è stato molto prolifero anche nella produzione dei saggi. Tra i volumi di interventi letterari pubblicati mentre l’autore è ancora in vita sono “Passione e ideologia”, “Empirismo eretico” e “Descrizioni di descrizioni” tutti pubblicati fino al 1979, ma troviamo anche saggi sulla politica e sulla società pubblicati fino al 1976 tra cui ricordiamo e “Scritti corsari” e “Lettere Luterane”.
I grandi temi
La visione politica
La coscienza politica di Pasolini si stabilizza e fortifica negli anni trascorsi a Casarsa, verso la fine della guerra e nel primo dopoguerra. È l’opera stessa “Poesia a Casarsa” che Pasolini definisce l’opera della coscienza politica definita, tuttavia è soltanto nei volumi “La meglio gioventù” è “L’usignolo della Chiesa Cattolica”, il cui ultimo capitolo si intitola “La Scoperta di Marx”, che scopriamo la sua posizione in merito al comunismo.
Nell’opera “Le ceneri di Gramsci” quasi Pasolini si vergogna della sua contraddittorietà nella scelta politica: pur facendo parte pienamente del Partito Comunista Italiano non ne abbraccia in pieno la politica in quanto non solo è sostenitore del sottoproletariato e non del proletariato in generale, ma riconosce anche che, nonostante il fine ultimo del partito del Comunismo stesso siano quelli di migliorare le condizioni del Popolo, è proprio quella loro condizione di povertà, quasi di degrado ne determina le caratteristiche escludendoli dalla coscienza popolare.
Nel film “Uccellacci e uccellini”, nel quale Totò e Ninetto Davoli interpretano padre e figlio, la figura del corvo è equivalente a quella dell’intellettuale comunista che spiega, attraverso la simbologia dei falchi dei passeri – quindi degli uccellacci e degli uccellini – il binomio tra oppressori e oppressi, il suo discorso però rimane retorico e moralistico e non fa presa nella coscienza del popolo. Infatti l’intellettuale nei panni del corvo è divorato dalla società dei di massa.
La vita romana
Nel 1950 insieme alla madre Pasolini si trasferisce a Roma, “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” sono delle opere decisamente di stampo neorealista. Pasolini frequenta spesso il mondo delle borgate in modo da conoscere meglio la popolazione e risolvere i dubbi linguistici relative alle parole nuove che incontra. Diventa quasi uno studio dal vivo sia sociologico che antropologico oltre che semplicemente culturale. Prende appunti sul lessico, sugli atteggiamenti e sui comportamenti ma non con il distacco di un naturalista bensì con coinvolgimento emotivo.
Anche il linguaggio è il dialetto romanesco e il critico Cesare Garboli ha paragonato Pasolini a Caravaggio. Come Caravaggio sceglieva le sue modelle nelle taverne e tra le prostitute, allo stesso modo i protagonisti di Pasolini provengono tutti da una realtà povera. Troviamo in questo modo anche perché per i suoi film ingaggio sempre attori non professionisti.
Il rifiuto del presente
Uno degli strumenti, figlio del boom economico, che Pasolini disapprova assolutamente e ritiene responsabile principale della manipolazione delle coscienze della massa è la televisione.
Come si legge nel saggio del 1964 pubblicato da Umberto Eco, ci sono degli apocalittici e degli integrati, titolo stesso dell’opera, gli integrati sono le persone che vedono gli aspetti positivi della nuova realtà mentre gli apocalittici sono loro che ne vedono soltanto i risvolti negativi, primo tra tutti l’omologazione.
Pasolini fa parte decisamente della categoria degli apocalittici: insiste costantemente sulla negatività della società moderna e degli strumenti di comunicazione. Ritiene questa modernizzazione anche un degrado totale dell’intelligenza e dei valori autentici e non è possibile vedere una via d’uscita. Questo disagio dovuto al progredire nelle innovazioni porta in Pasolini la necessità di spostarsi altrove nello spazio e nel tempo. Difatti intorno agli anni 70 viaggia molto e l’altrove spaziale diventa anche un altrove temporale nel momento in cui nei suoi film troviamo non solo scene girate nel terzo mondo, ma una forte idealizzazione del passato dell’Oriente. Tuttavia poiché il progresso è presente quasi ovunque si nota una profonda delusione nel notare l’occidentalizzazione dell’Oriente. Quel fenomeno che oggi definiremmo globalizzazione.
Gli scritti corsari
Nella raccolta “Scritti corsari” Pasolini s’identifica appunto come un corsaro solitario e controcorrente che critica aspramente la vita nel tempo a lui contemporaneo.
Il significato della militanza giornalistica
L’opera esce lo stesso anno dell’autore nel 1975 ed è un compendio dei pensieri dell’ultimo Pasolini amaro e negativo. Tuttavia l’autore non smette mai di cercare una comunicazione con il pubblico. Infatti sono presenti nel libro gli interventi giornalistici pubblicati tra il 1973 il ‘75 presso “Il Corriere della Sera”. Testata letta per eccellenza della borghesia italiana alla quale Pasolini si rivolge sia con toni polemici ma anche e soprattutto per cercare un confronto. Vuole esprimere il proprio dissenso e la distanza tra la loro mentalità. Questo può anche significare che in fondo in fondo nutriva una minima speranza di farsi ascoltare dalla classe che tanto odiava.
Si può considerare anche il giornale come una vera e propria cattedra in quanto la vena pedagogica di Pasolini non è mai del tutto morta, ricordiamo che appena trasferitosi a Roma crea una sua scuola con la madre, il giornale ha lo stesso scopo: si rivolge al popolo oggetto dal suo amore ma anche la borghesia oggetto del suo odio quasi come se avesse un intento sociale di insegnamento e si potesse trasformare in un pedagogo di massa.
Uno sguardo tipico sulla società contemporanea
Le posizioni critiche di Pasolini fuoriescono soprattutto a livello politico tra il 1974 e il 1975 in merito alle leggi relative al divorzio e all’aborto.
Se negli “Scritti corsari” le sue argomentazioni erano riferite al cambiamento antropologico della società, alla rivoluzione sessuale e al ruolo della religione, in campo politico vediamo come fosse lungimirante nel riconoscere i comportamenti degli uomini.
Nel referendum del 12 Maggio 1974 per abrogare la legge del divorzio Pasolini prevede che la maggior parte della popolazione voterà “no” quindi che manterrà la legge del divorzio, questo non per una mentalità aperta ma per una mentalità edonistica diffusasi con il consumismo.
L’anno successivo è la volta della legge per legalizzare l’aborto e Pasolini si dimostra assolutamente contrario ritenendola una ulteriore conferma della rivoluzione antropologica dovuta alla società dei consumi. Addirittura si assiste a una piccola diatriba tra Pasolini e Italo Calvino in quanto Calvino accusa Pasolini di rimpiangere “l’Italietta”, quella del ventennio fascista, mentre Pasolini risponde in maniera alquanto piccata che in realtà “l’Italietta” piccolo Borghese è fascista non è assolutamente da rimpiangere, anzi che per lui fu un periodo bruttissimo rischiando quasi linciaggio nei due decenni del Fascismo. Spiega anche la sua posizione in merito alla tristezza del tramonto dell’età contadina ossia e gli dice che quella che è stata vissuta era l’età del pane quindi dei beni necessari, adesso si vive un’età in cui primeggiano i beni superflui ed essendo superflui i beni, superflui è la vita.
La critica di Pasolini
Pasolini inoltre accusa i giovani contestatori sociali di conformismo. Prova istantanea antipatia per i ragazzi già soltanto per la loro apparenza: avevano i capelli lunghi, avevano sistema di comunicazione proprio e un linguaggio omologativo. I capelli lunghi erano quindi il sintomo di un omologazione sociale che stava dilagando sempre di più in quell’epoca. Una costante del romanzo è il mettere a frutto i principi della semiologia come metodo di indagine per interpretare la realtà che veniva raccontata. Come se Pasolini fosse un osservatore esterno ad essa. In un capitolo dei suoi “Scritti Corsari” descrive come il linguaggio abbia assunto aspetti diversi in un’epoca in cui il linguaggio parlato era sterile e il linguaggio comportamentale o fisico assumesse un’importanza decisiva.