Romanticismo, Classicismo e Neoclassicismo

La storia

Mai, mai, mai arrendersi (W. Churchill)

Dalla rivoluzione francese alla restaurazione

Sul piano culturale e storico europeo alla fine del ‘700 e agli inizi dell’800, possiamo affermare come siano presenti moltissimi elementi ed eventi caratterizzanti del periodo. Ad esempio, troviamo la contrapposizione tra romanticismo, classicismo e neoclassicismo.

Figura di spicco nel panorama europeo prima e italiano dopo è Napoleone. Arrivato in Italia nel 1796, grazie alla nascita delle repubbliche sorelle (cisalpina, ligure e cispadana), sembra che sia il liberatore dall’oppressione austriaca, ma i sogni di libertà degli italiani sono presto vanificati con il “Trattato di Campoformio” tramite il quale Venezia, Dalmazia e Istria vengono nuovamente cedute all’Austria. Tuttavia, nonostante le promesse di riforme amministrative e politiche, promosse dalle repubbliche giacobine, gran parte delle masse povere rimane estranea a ogni cambiamento. Inoltre, dopo la dipartita di Napoleone, la situazione sembra essere tornata a prima della rivoluzione in tutta Europa.

Un primo passo verso l’equilibrio è dato dal Congresso di Vienna (1814-15). Esso punta a ristabilire il principio di legittimità dei troni in base al diritto divino. Francia, Prussia, Austria, Inghilterra e Russia tornano a essere le maggiori potenze; questo non significa che la pace sia arrivata perché, scossi dalle idee di libertà date dalla rivoluzione, i ceti intellettuali e i giovani creano associazioni, come Massoneria e Carboneria, che operano in gran parte nell’ombra. Dalla Spagna al Regno delle due Sicilie, i moti hanno come perno la lotta per la liberazione dagli stranieri, moti che continuano fino al 1831 tutti conclusi con sonore sconfitte, solo in Francia si ha una prima monarchia liberale che segna la fine della “Restaurazione”. Inizia così il periodo noto come Risorgimento grazie al risveglio della coscienza nazionale. Primo fra tutti ricordiamo Giuseppe Mazzini con la sua Giovine Italia, primo sprone per i moti del 1848.

La cultura

Neoclassicismo e Preromanticismo

Se sul piano politico la rivoluzione ha scatenato voglia di libertà, su quello artistico si legge un passaggio simile: si abbandonano lentamente i canoni composti del neoclassicismo per accostarsi a una prospettiva più personale, emotiva e preromantica.
La facciata felice lascia lo spazio alla tensione verso il sublime e l’infinito e verso il senso di smarrimento che queste emozioni si portano dietro. Grande punto di partenza per questa tempesta è appunto il movimento dello “Sturm und Drang”, concetto che introduce il romanticismo europeo, promosso da Schiller e Goethe i quali rivalutano la fantasia come strumento di lettura della realtà.

Il romanticismo come nuovo modo di sentire

Il passo verso il romanticismo vero e proprio è breve, in quanto viene inteso non come lo sviluppo di un’idea ma come un nuovo modo di sentire che si trasforma in un vero e proprio stile di vita.
Il primo e maggiore punto in contrapposizione tra illuminismo e romanticismo è l’uso della ragione. Se gli illuministi la usavano per capire la realtà, i romantici quasi ne rinnegano l’uso a favore della fantasia, del sentimento e della soggettività. Rivalutano anche il legame con la natura, definita anima del mondo, e manifestazione dell’assoluto. La natura, contrapposta alla civiltà, è il primo binomio tipicamente del romanticismo Questo binomio, come molti altri, porta nell’anima del romantico, crea una scissione tra ideale (i sogni, le pulsioni, i sentimenti) e il reale (i mezzi attraverso cui vuole realizzarli) ed ecco che il romantico si sente perennemente insoddisfatto. Dannazione e privilegio sono le condizioni che permeano l’intellettuale del romanticismo.

Il popolo e la storia

Il romantico è vittima di una società con pulsioni vili a confronto con il suo animo elevato, è un genio solitario portato al pessimismo, alla noi e perfino all’angoscia. Sarebbe sbagliato dire che questa forma di asocialità porti a un disinteresse per la politica. Al contrario, sebbene contrapposti ai cosmopoliti illuministi, i romantici riscoprono l’importanza delle tradizioni dei singoli paesi. Diventano accorati sostenitori della patria, hanno una forte coscienza nazionale e valorizzano il volgo come la vera identità nazionale nella sua semplicità.

La polemica tra Classicisti e Romantici in Italia

Il romanticismo italiano, grazie anche all’enorme cultura e tradizione del nostro paese, assume connotati patriottici, aiutato dalle pubblicazioni periodiche fa nascere veri e propri dibattiti politici. Naturalmente oltre a questo aspetto, le pubblicazioni contribuiscono al confronto-scontro letterario di due fazioni conviventi in Italia all’epoca: i difensori del classicismo e i difensori dell’innovazione. Scintilla per questo scontro è data dalla lettera di Madame de Stael, pubblicata nel 1816 da Pietro Giordani in “Biblioteca Italiana”. Nella lettera la nota intellettuale invita gli italiani a uscire dal loro isolamento e dalla loro cultura per l’antico per tradurre le opere tedesche e inglesi. Da questo scontro nascono le due fazioni che contraddistinguono quest’epoca: i Classicisti e i Romantici.

Il partito dei Classicisti.

I classicisti, capitanati da Pietro Giordani sostengono che i classici sono gli unici meritevoli di imitazione e traduzione. Posizione a favore dei classicisti è presa da Giacomo Leopardi che, pur affermando la necessità di originalità, si rifiuta di accogliere la modernità in quanto la ritiene causa dello smarrimento di una gloriosa identità culturale. Leopardi rivede nel classici la massima espressione dei sentimenti soggettivi.
Proprio questa propensione ai sentimenti fa di Leopardi un autore con una posizione anomala perché, pur difendendo i classici, ha un pensiero pericolosamente vicino a quello dei romantici.

Il partito dei Romantici.

Bandiere del romanticismo sono Borsieri, Di Breme e Berchet il quale elabora un testo, la “Lettera semiseria di Grisostromo al suo figliuolo”, nel quale invita il figlio a seguire la letteratura dei “vivi”, per poi chiuderla, in chiave ironica, affermando che fosse tutto uno scherzo.
Quest’opera sancisce l’ingresso del poeta nella società: egli si rivolge al popolo vivendone i drammi e le emozioni. Ovviamente il popolo preso in esame è quello della borghesia colta, non quello della massa analfabeta.

Nomi noti come Borsieri, Berchet, Confalonieri, Ermes Visconti e Silvio Pellico sono gli animatori di una rivista prestigiosissima milanese: “Il Conciliatore”. Esso si ripropone di conciliare, appunto, le idee del romanticismo con l’indagine scientifica, economica, politica e sociale. Questo proposito è finalizzato alla divulgazione e alla crescita della coscienza civile e patriottica. Ovviamente la censura austriaca la rivista viene bandita e i suoi autori dispersi dopo la repressione dei moti del ’21.

La poesia patriottico-risorgimentale

Contro la dominazione straniera

In corrispondenza dei moti risorgimentali troviamo la nascita della poesia patriottica. Foscolo, Manzoni e Leopardi rappresentano i massimi esponenti di questa poesia, i quali creano dei componimenti contro la dominazione straniera. Tuttavia, per ragioni di prudenza i poeti devono camuffare le loro intenzioni, trovando riparo spesso nell’epoca medievale, facendo apparire così l’Italia come una donzella perseguitata e imprigionata.

Uno dei più famosi poeti patrioti fu Giovanni Berchet, autore di un poema che tratta dell’indipendenza greca, in cui viene ricordato un celebre episodio del 1167, quando i comuni italiani si allearono contro Federico Barbarossa. I poeti risorgimentali si rifanno ai fondamenti della poesia bellica: l’esortazione delle battaglie e la celebrazione delle imprese. Per questo motivo si può parlare di una letteratura concepita come supporto all’azione, cercando di creare consenso per gli ideali unitari. Ovviamente il pubblico a cui erano destinati questi versi appartiene al ceto dirigente e non alle masse contadine, che non avrebbero compreso tale versi.

Importante per il clima di rivendicazione nazionalistica furono le opere di Giuseppe Verdi, molto significato è il coro Va pensiero del Nabucco, che viene considerato come un’allusione ala condizione degli italiani. Si affiancarono altri due cori per importanza riscossa: O Signore, dal tetto natio e I Lombardi alla prima crociata. La leggenda vuole che negli anni successivi divenne sempre più presente la scritta “Viva Verdi!”, apparentemente innocua, anche se potrebbe trattarsi dell’acronimo “Viva Vittorio Emanuele RE d’Italia”.

I moti del ’48 furono affiancati da una vasta produzione poetica, ad esempio troviamo: l’ode Marzo 1821; di Manzoni o il componimento Fratelli d’Italia di Goffredo Mameli. Presto il componimento di Mameli sarà musicato, come alti componimenti dell’epoca, che sono caratterizzati: da cadenze marziali e da ritornelli facilmente memorizzabili. D’ispirazione furano le imprese di Garibaldi, che divenne il protagonista di alcune opere di Luigi Mercantini.

Il canto degli italiani (Fratelli d’Italia) di Goffredo Mameli

Nel 1847 l’Italia è ancora divisa e dominata da diverse potenze straniere dell’epoca. Mameli indirizza la sua opera a tutti gli abitanti della penisola e critica la mancata coesione presente fino ad allora, e che aveva favorito la dominazione straniera.

Mameli si ispira all’inno greco e francese, che trattano delle glorie passate e moderne, guidata dalla volontà del popolo. Nelle righe della sua poesia possiamo leggere come ai cittadini della penisola sia affidata una missione di unione e amore da Dio. Questa missione “divina” riesce a compiersi solo grazie all’armonia che unisce i Fratelli d’Italia, in accordo con la visione mazziniana. Inizialmente il suo componimento era dedicato anche alle donne, presenti in un’ultima, eliminata prima della diffusione ufficiale del componimento.

Emerge un gran desiderio di libertà da parte degli italiani nella quarta strofa. Mameli per cercare di incitare il popolo della penisola rimanda a momenti in cui questo popolo in passato ha combattuto lo straniero. Questa quarta strofa è incentrata sull’ira e sul sarcasmo e queste sono tutte prefigurazioni che rimandano al periodo in cui Mameli vive.

Nell’intero componimento non viene approfondito il discorso da un punto di vista ideologico e a causa della generalità che caratterizza l’opera vennero suscitati molti sospetti in tutti gli schieramenti, nonostante la fama duratura che ancora oggi continua ad avere. Disapprovato per ovvie ragioni dagli austriaci e dal Regno di Sardegna che notò l’assenza di riferimenti alla monarchia, così censurata sistematicamente nel Regno di Sardegna. Il canto degli italiani divenne inno ufficiale nel 1946. Tuttavia, l’inno risulta tutt’oggi provvisorio perché lo stato non mise mai per iscritto questa decisione.

Lo stile di Fratelli d’Italia

Garantiscono al ritmo un andamento scandito i senari, che è facilmente orecchiabile e che si adatta bene alla marcia. Le strofe sono caratterizzate anche da molti riferimenti storici, come a Scipione. Inoltre, possiamo trovare anche molti contrasti con termini aulici, che mettono in luce la difficoltà di molti italiani nel memorizzare e comprendere le parole dell’inno.

La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini

La poesia di Mercantini parla di un evento accaduto realmente, la spedizione Pisacane che si concluse il 28 giugno 1857. Carlo Pisacane era un nobile napoletano che credeva fosse arrivato il momento di liberare l’Italia meridionale. Pisacane, insieme ai suoi ventiquattro uomini, ha rubato una nave e ha liberato oltre trecento detenuti dal carcere dell’isola di Ponza, con l’intento di far insorgere la popolazione del meridione. Tuttavia, una volta sbarcati a Sapri, tutti questi uomini non furono ben accolti, e anzi furono aggrediti con ferocia e molti furono consegnati alle autorità. Pisacane preferì il suicidio alla prigionia. Questo fallimento, però, servì da insegnamento a Giuseppe Garibaldi e ai suoi Mille, tre anni dopo.

La vicenda è raccontata da una popolana, in accordo con i dettami del Romanticismo. Questa donna è una spigolatrice che è ignare della storia e che non sta comprendendo a pieno ciò che sta avvenendo davanti i suoi occhi. Il poeta cerca di scagionare i rivoltosi, che in realtà avevano acceso le anime dei contadini.

Viene utilizzata l’idealizzazione della plebe, nella poesia, per cercare di creare un’area di leggenda epica. A sostegno di questo troviamo: semplificazioni, inverosimiglianze, compressioni temporali e l’uso ripetuto del numero trecento. La spigolatrice non aderisce all’ideologia di Pisacane, ma se ne innamora. In questo modo, Mercatini fonda un modello idealizzante, quello del condottiero avventuroso pronto a morire per la sua stessa patria. Mercantini, facendo esprime la spigolatrice con un italiano semplice e trasparente, va a infrangere un’antica convenzione della letteratura italiana. Mercantini sul piano lessicale riduce fortemente la presenza di termini aulici e sul piano della sintassi troviamo un susseguirsi di elementi coordinati, con frequenti iterazioni e riprese. Il tono da epica popolare viene rafforzato tra una strofa e l’altra, a causa dell’eco del ritornello che si fa sentire.

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