Luigi Pirandello

Mai, mai, mai arrendersi. (W. Churchill)

Vita

L’infanzia

Luigi Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867, che allora si chiamava Girgenti. Lui nasce in una famiglia agiata, infatti il padre gestisce alcune miniere di zolfo prese in affitto.
Pirandello si definisce figlio del caos e non solo allegoricamente perché nasce in una campagna che si trovava presso un bosco che si chiamava Càvusu, denominazione data dagli abitanti di Girgenti. I genitori provengono da famiglie agiate antiborboniche: il padre Stefano aveva partecipato all’impresa dei Mille e la madre Caterina Ricci Gramitto era stata costretta a trasferirsi a Malta con i genitori perché esiliati dai Borboni. Dalla madre Pirandello assimila il sentimento di delusione per la nuova realtà unitaria, un pessimismo dato dal divario che intercorre tra ideali e realtà. Inoltre, Pirandello eredita la tradizione religiosa siciliana, nonostante l’impronta domestica anticlericale.

Gli studi

Pirandello non ha una carriera accademica facile, studia lettere prima a Palermo, poi a Roma. In seguito ad un contrasto con un professore si trasferisce a Bonn, dove si laurea nel 1891 con una tesi sul dialetto di Girgenti. Presso la famiglia cui trova alloggio a Bonn, dopo gli studi letterario pubblica la raccolta di poesie Pasqua di Gea, che era dedicata alla giovane ventenne Jenny Schulz Lander, con la quale ha una relazione.

Il matrimonio e la follia della moglie

Dal 1892, si stabilisce a Roma, dedicandosi alla letteratura. Nel 1893 scrive il suo primo romanzo, L’esclusa. Lui rimane particolarmente colpito dal fascino di questa città e in questo periodo si mostra fondamentale l’amicizia con lo scrittore Luigi Capuana, che lo incoraggia alla scrittura. Nel 1894, per le pressioni del padre, sposa Maria Antonietta Portulano, figlia di un suo socio in affari. Pirandello avrà una vita familiare abbastanza difficile, che sentirà come una trappola claustrofobica e avrà un rapporto con la moglie complesso, dovuto anche alla sua instabilità psicologia. Pirandello con sua moglie avrà tre figli: Stefano, Lietta e Fausto. Dal 1897, insegna come supplente all’Istituto di Magistero di Roma. Nel frattempo, Pirandello si dedica alla stesura delle sue prime commedie.
Nel 1903 accade un avvenimento catastrofico: una frana con allagamento distrugge le miniere di zolfo che gestiva suo padre, portandolo in una situazione economica davvero tragica. In queste miniere era stato investito non soltanto tutto il patrimonio della famiglia, ma anche la dote della nuora, che ha un profondo shock. La convivenza tra Pirandello e sua moglie diventa un vero e proprio tormento, una trappola dovuta anche alla gelosia ossessiva di lei. Viste le difficoltà, Pirandello deve integrare lo stipendio di professore anche pubblicando e scrivendo una serie di novelle per cercare di racimolare qualche soldo in più.
Nel 1904, sulla <<nuova antologia>> appare Il fu Mattia Pascal, presto tradotto in tedesco e francese. In questo romanzo è possibile trovare istanze autobiografiche e sogni di evasioni partoriti al capezzale della moglie. Nello stesso periodo, Pirandello lavora anche per ‘industria cinematografica, scrivendo soggetti per film. L’esistenza di Pirandello è segnata dall’esperienza della declassazione, del passaggio da una vita di agio borghese ad una condizione piccolo borghese.

La guerra, il fascismo e il Nobel

Tra il 1908 e il 1909 pubblica due importanti saggi: L’umorismo e Arte e scienza. Dal 1910, Pirandello ha il primo contatto con il mondo teatrale, con la rappresentazione a Roma di Lumìe di Sicilia e La morsa. Dal 1915 la sua produzione teatrale si intensifica. In quell’anno venne messa in scena a Milano, la prima commedia in tre atti, Se non così, risalente al 1896. Tuttavia, è tra il 1916 e il 1918 che ci sono tutta una serie di drammi (Pensaci Giacomino!, Liolà, Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti) che arrivano a modificare il linguaggio della messa in scena del tempo. Durante la guerra, Pirandello si schiera con gli interventisti, ma la guerra incide dolorosamente sulla sua vita: il figlio Stefano, partito volontario, è fatto prigioniero dagli Austriaci. Questo avvenimento fa aggravare la malattia mentale della moglie, tanto da dover essere internata.
Dal 1920 il teatro di Pirandello riscuote successo. Dal 1921 sono i Sei personaggi in cerca d’autore, che rivoluzionano il linguaggio drammatico. Nel 1922 lascia la cattedra e si dedica al teatro, seguendo le compagnie nelle tournée in Europa e in America. Dal 1925 assume la direzione del Teatro d’Arte a Roma. Si lega ad una giovane attrice della compagnia, Marta Abba, per la quale scrive vari drammi.
Nel 1924, dopo il delitto Matteotti, Pirandello si iscrive al partito fascista, ottenendo diversi appoggi da parte del regime. La sua adesione al fascismo è ambigua, da un lato sembra che Pirandello sia attratto dalla garanzia dell’ordine data dal fascismo, dall’altro critica velatamente la falsità dei meccanismi del regime.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni Pirandello segue la pubblicazione delle Novelle per un anno e di Maschere nude. Nel 1934 gli viene assegnato il premio Nobel per la letteratura. Mentre negli stabilimenti di Cinecittà a Roma assiste alla ripresa si un film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal, si ammala di polmonite e muore il 10 dicembre 1936, lasciando incompiuto il suo ultimo lavoro teatrale, I giganti della montagna.

Pirandello e il fascismo

In una lettera scritta a Mussolini nel 1924, Pirandello dichiara apertamente la sua adesione al partito fascista. La sua adesione gli permetterà di ricevere diverse sovvenzioni e riconoscimenti. Tuttavia, il suo rapporto con il fascismo rimane sembra ambiguo: non celebra né appoggia la retorica e i simboli del littorio, anzi il suo atteggiamento è fortemente contrastante all’atteggiamento fascista verso la vita e la cultura.
Neanche Mussolini si mostra grande estimatore di Pirandello: non organizzerà mai parate e feste in suo onore. Nonostante, Mussolini finanziò la compagnia teatrale di Pirandello e nel momento in cui quest’ultimo quando vinse il premio Nobel lui non ringraziò il fascismo e anzi lui non fece alcun discorso. Per questo motivo, al suo ritorno non c’era alcuna parata o festa ad aspettarlo.
Pirandello si dichiarò apolitico, anche se in Mussolini vedeva l’uomo giusto per rimpiazzare una classe politica debole e corrotta. In Pirandello, non manca una velata antipatica per la corte di gerarchi che circonda Mussolini, infatti nelle sue opere emerge un’avversione nei confronti fi un’ideologia vuota. Tuttavia, non si può parlare di “antifascismo pirandelliano”, anche se sicuramente Pirandello con la sua arte cerca di smascherare ogni mitologia e ogni retorica propagandistica.

Le opere

L’umorismo (saggio)

L’umorismo è il saggio più importante di Pirandello, pubblicato nel 1908 e dedicato a Mattia Pascal bibliotecario. Il saggio si compone di due parti:

  • sezione storico-letteraria: collocazione di autore/opere della letteratura italiana e straniera in basa alla categoria estetica dell’umorismo;
  • sezione filosofica: definizione di essenza, caratteri e materia dell’umorismo.

In questo saggio Pirandello distingue tra il comico e l’umorismo. Il comico è generato dall’avvertimento del contrario, il contrasto tra realtà ed apparenza (riso leggero e superficiale), mentre l’umorismo è un riso amaro e segue una riflessione che ci fa comprendere le ragioni del contrario che è stato colto. La mancanza di riflessione suscita il riso, ma non produce conoscenza, mentre nell’umorismo la riflessione è molto importante, infatti l’arte umoristica è particolarmente predisposta ad esprimere le perplessità dell’uomo moderno.
Secondo Pirandello l’umorismo si trova in tutta la letteratura e arte, ma in particolare in quella novecentesca, che definisce come un’arte “fuori di chiave”, cioè disarmonica e piena di dissonanze, in cui ogni pensiero genera sempre contemporaneamente il suo opposto.

Le poesie

Dal 1883 al 1912, Pirandello scriverà diverse raccolte poetiche. Lui rispetterà la tradizione, mantenendo moduli espressivi e forme metriche regolari. Le sue principali raccolte poetiche sono:

  • Mal giocondo (1889)
  • Pasqua di Gea (1891)
  • Elegie renane (1895)
  • Zampogna (1901)
  • Fiori di chiave (1912)

Le novelle (novelle per un anno)

Pirandello scriverà moltissime novelle, 241. Questa produzione copiosa nasce occasionalmente per la pubblicazione su quotidiani e riviste. Tutte le novelle vengono poi raccolte in volumi autonomi: Amori senza amore (1894), Beffe della morte e della vita (1902 e 1903), Quand’ero matto (1902), Berecche e la guerra (1919). Alla fine, Pirandello progetta una sistemazione globale, col titolo di Novelle per un anno.
La mancanza di una struttura precisa della raccolta non è casuale, perché riflette l’idea pirandelliana del mondo come insieme caotico e disgregato. Inoltre, in queste novelle si delinea una galleria di maschera, tutti i tipi di umani variano tanto quanto le infinite forme in cui la vita si presenta. Da una società, spesso solo tratteggiata, fuoriescono personaggi eccessivi, nell’aspetto fisico e caratteriale.
In molte novelle è forte la componente verista, rielaborato in modo del tutto personale, questo perché il suo obiettivo non quello di denunciare una determinata realtà sociale, ma osservare in modo personale la “propria” Sicilia.

Il treno ha fischiato (1914)
La carriola (1917)


Ciàula scopre la luna

Questa è una novella scritta da Pirandello nel 1907 e fa part della raccolta Novelle per un anno. Rifacendosi al verismo di Verga, Pirandello tratta il tema delle maschere sociali, soprattutto facendo riferimento al rapporto ambiguo tra realtà e verità.
La vicenda è ambientata in una cava di zolfo in Sicilia. Il sorvegliante Cacciagallina impugna una pistola per obbligare i minatori a continuare a lavorare, per completare il carico della giornata. Tuttavia, quasi tutti i minatori vanno via e gli unici a rimanere sono il vecchio Zi’ Scarda e il giovano Ciàula. Zi’ Scarda porta con sé un profondo dolore, perché in quella stessa miniera ha perso il figlio e sfoga su Ciàula il suo malessere. Lui si permette di trattarlo così, perché sa che il ragazzo non si ribellerebbe a lui.
Inoltre, Ciàula è terrorizzato dal buio, ma non quello della miniera (di cui conosce le gallerie molto bene), bensì quello della notte. Nonostante questo, durante la notte Ciàula mentre lavoravano si avvicina all’ingresso della miniera, ma quello che scopre non è un buio pesto, bensì un buio illuminato da una luce chiara. Ciàula curioso esce fuori e scopre così la luna, che illumina tutto il paesaggio. Colto da una forte emozione Ciàula inizia a piangere.

I personaggi

I personaggi principali sono dunque due:

  • Zi’ Scarda (il vecchio che porta dentro di sé un forte dolore causato dalla perdita del figlio, che gli ha lasciato sette orfanelli e la nuora da mantenere. Lui è un povero irriso, anche dai compagni di lavoro. Lui è un vinto. Tra le sue lacrime si nasconde un sottofondo umoristico, che infatti le lacrime che tracciano il suo volto rimandano per analogia ai cunicoli della miniera, in cui il figlio è morto);
  • Ciàula (un giovane uomo, semplice e che vive seguendo istinti animaleschi, ma che presenta una grande sensibilità. Lui viene considerato da tutti un minorato mentale, infatti tutti lo trattano molto male e il suo nome gli viene dato perché fa sempre il verso della cornacchia);
  • Cacciagallina (lui è il sorvegliante, che è ritratto come un uomo ostile. Lui è il capo burbero che cerca di sovrastare sui dipendenti offrendogli persino delle minacce).

Questa novella ambientata in Sicilia nei primi anni del ‘900 denuncia le dure condizioni di lavoro a cui erano costretti i minatori. Inoltre, è caratterizzata da moltissimi simboli, ad esempio lo stesso Zi’ Scarda sta a rappresentare il disagio di tutti i minatori. Pirandello cerca di mettere sotto la lente di ingrandimento le anime deformate di questi personaggi, ponendo una grande attenzione alla frammentazione del loro “io”. Infatti, Ciàula è completamente estraniato dal mondo e il contrasto tra la bellezza della natura e la violenza della miniera lo fa commuovere. Un altro tema è sicuramente quello della rinascita.

(La miniera è di Zi’ Scarda e lui è a sua volta dipendente di Cacciagallina.)

I romanzi

Pirandello è complessivamente autore di sette romanzi.

L’esclusa

Questo è il primo romanzo che Pirandello scrive e lo ultima nel 1893. Fu pubblicato a puntate sulla rivista la tribuna e nel 1908 in volume. Con l’esclusa Pirandello ci presenta un quadro di vita concreta dinamico vivacizzato dal gioco reale dei sentimenti. La grande accuratezza con cui sono collocati i personaggi e gli oggetti, la precisione impersonale della messa in scena evidenziano l’impostazione teatrale dell’opera, non a caso dall’esclusa la commedia l’uomo la bestia e la virtù portata in scena nel 1919. L’opera affonda le radici in una cittadina della provincia siciliana, durante gli anni dell’800. L’autore lavora sullo sfondo tipico della letteratura verista, ricca di dinamiche sociali, ben descritte nei loro pregiudizi e nelle loro sanzioni. La società delineata da Pirandello, nel romanzo, evidenza come il matrimonio si riduca a rapporti gerarchici precostituiti, dove l’uomo è il padre padrone e la donna soltanto un oggetto da collocare.

La trama

La protagonista della vicenda è la giovane Marta Ajala, sposata con Rocco Pentagora. La donna pur essendo incinta del marito, viene cacciata da quest’ultimo perché viene ritenuta colpevole di adulterio. Il fondamento di questa pesante accusa è la corrispondenza avuta con un suo ammiratore, l’avvocato Gregorio Albuniani.
Marta viene disprezzata da tutti e nemmeno in famiglia riesce a trovare comprensione. Iniziano una serie di disgrazie che colpiscono la sua famiglia: la morte del padre, la nascita di un bambino morto, la malattia della stessa Marta e il tracollo economico. Ripresasi Marta non si abbandona alla commiserazione, riprende gli studi e vince il concorso per insegnare all’istituto magistrale della sua città. Marta viene così trasferita a Palermo. Inizia qui la seconda parte del romanzo, che si sviluppa nell’anonimato di una grande città. Marta tenta con fatica di rifarsi una vita, senza nascondere tuttavia il suo passato. La sua bellezza attira ancora l’attenzione degli uomini colleghi e il caso gli fa incontrare nuovamente Gregorio Albuniani, divenendo però la sua amante. Intanto, Rocco convintosi dell’innocenza della moglie, farà di tutto per incontrarla e riportarla a casa.
Il tema fondamentale dell’esclusa è sicuramente l’adulterio, ma soprattutto quello dell’incomprensione, del fraintendimento e della fatale solitudine reciproca degli esseri umani. Un altro tema fondamentale è quello dell’eterno orgoglio e della gelosia, collocato in un ambiente che ha un proprio peso nel romanzo, perché non giustifica la vicenda, ma la crea e la sostiene. Il valore del romanzo consiste in un’aderenza costante alla genesi dei sentimenti, che sono impersonati da Marta. I personaggi primari e secondari concorrono ad una logica naturale che mette in risalto la figura di Marta e di conseguenza quella della donna.

Il turno

Questo è il secondo romanzo scritto da Pirandello e lo ultima nel 1893. Pirandello ora abbandona l’ambientazione naturalistica e crede nell’idea che sia il caso a dominare le vicende umane. Inoltre, Pirandello rende visibile la presenza del narratore, spezzando uno dei capisaldi della letteratura naturalistica.

Il fu Mattia Pascal

Questo è il terzo romanzo scritto da Pirandello e lo ultima nel 1904. In questo romanzo, Pirandello porta alla maturazione la critica radicale al romanzo naturalista, capovolgendone la struttura narrativa. Il fu Mattia Pascal funge da modello per la letteratura italiana del nuovo secolo: il protagonista, l’anti eroe, è il primo prototipo di personaggio inetto (l’inetto fa parte di quelle figure eroe del decadentismo) e la struttura presenta delle originalità formali come il racconto retrospettivo (nel momento in cui la storia viene raccontata, i fatti sono già accaduti), condotto in prima persona in una sorta di monologo.

La trama

Il protagonista coinvolto e travolto dalla storia, Mattia Pascal, è anche narratore che rievoca i fatti con lo sguardo distaccato di chi ha assistito alla fine della storia attraverso un flashback.
Dopo la morte del padre, la madre di Mattia decide di dare tutto il loro patrimonio in gestione a Battamalagna, che fraga ben bene la famiglia, ma Mattia e Roberto non sono così furbi da accorgersi di quanto sta accadendo, sono troppo impegnati a divertirsi piuttosto che ad occuparsi del loro patrimonio. Inoltre, Mattia mette incinta la nipote del Battamalagna ed è costretto a sposarla.
Impoverito, Mattia Pascal deve lavorare come bibliotecario. La sua vita gli appare insopportabile, non sopporta la moglie e perde entrambe le figlie. Per questo, decide di partire in direzione Montecarlo e Mattia vince alla roulette ed è pronto a tornare a casa per vantarsi della sua vincita. Tuttavia, mentre stava tornando a casa, sul treno legge il giornale e si rende conto che a Miragno (dove vive) è morto un uomo, che è stato identificato come Mattia Pascal.
Seppellito Mattia Pascal, capisce che questa è la sua occasione per liberarsi dalla sua triste vita e inizia una nuova vita sotto il nome di Adriano Meis. Inizia una nuova vita, vaga tra Italia, Germania e poi si stabilizza a Roma. Qui lui prende una stanza dal signore Paleari, però si rende conto che non avere un’identità conosciuta, non è così fantastico come pensava, addirittura subisce un furto, ma non avendo un’identità precisa, non può fare una denuncia. Inoltre, lui non può neanche sposare la figlia del Paleari di cui si innamora, Adriana.
Frustrato da questa condizione, Mattia decide di seppellire anche Adriano Meis, fingendo un suicidio, e di riprendere i panni originali di Mattia Pascal. Tornato a Miragno, la situazione è ormai cambiata, ad esempio, sua moglie si era risposata e aveva avuto un altro figlio. Quindi, mattia Pascal non può fare altro che riprendere la sua vita comune da bibliotecario.

I temi

In questo romanzo il tema principale dell’opera è il concetto di identità. L’opera pirandelliana mette in luce la vita di un fallito, di un inetto. Se a prima vista pare un romanzo fi formazione, in cui il protagonista parte da una condizione di incoscienza adolescenziale e giunge ad una maggior consapevolezza; proprio alla fine ci si rende conto di come Mattia sia tutt’altro che inserito in un contesto sociale. Egli è recluso per sua volontà nella piccola biblioteca di Miragno e assiste passivamente alla sua non-vita.
Centrale è il concetto di vita-forma: Mattia è sposato, è stato padre, è un bibliotecario, caratteristiche che fanno della sua vita un’esistenza monotona che sembra soffocarlo. Decide quindi di fuggire ma, mentre è sulla via del ritorno, scopre di essere deceduto, e per scappare dalle forme di vita che lo opprimono, se ne addossa altre.

I vecchi e i giovani

Questo romanzo fu pubblicato in parte nel 1909 e poi fu completato nel 1913. In questo romanzo troviamo una narrazione eterodiegetica, a differenza dei due precedenti, in quanto il narratore non è un personaggio della storia. Il romanzo è ambientato nella Sicilia post-risorgimentale ed è l’unico esempio di romanzo storico pirandelliano. Il romanzo vede come protagonista il tema del conflitto generazionale tra i vecchi protagonisti risorgimentali e i giovani corrotti della nuova realtà unitaria.

Suo marito

Questo romanzo del 1911 è ambientato a Roma e narra della storia di una scrittrice, che ribalta gli equilibri tradizionali della famiglia borghese.

Quaderni di Serafino Gubbio operatore

Questo romanzo del 1915, fu poi ripubblicato una seconda volta nel 1925. In un diario costituito da sette quaderni viene raccontata la straniante esperienza che vive l’operatore cinematografico Serafino Gubbio. Da questo romanzo risulta chiara un’aperta perplessità nei confronti di congegni omologanti della modernità.

Uno, nessuno e centomila

Nel 1926 viene pubblicato l’ultimo romanzo di Pirandello, considerato testamentario. Il romanzo è articolato in otto libri, divisi ognuno in brevi capitoli con un titoletto spesso costituito da una frase interrogativa o esclamativa. Come nel Il fu Mattia Pascal, la narrazione è condotta sotto forma di monologo del protagonista quando i fatti sono già avvenuti.

La trama

Il primo capitolo si apre con un’osservazione del protagonista, Vitangelo Moscarda, che si accorge del fatto che il suo naso pende verso destra e lui prima di quel momento non se ne era mai accorto. Da questo piccolo dettaglio il protagonista va del tutto in crisi e tutte le sue certezze vengono meno. Inizialmente, Vitangelo ha una vita normale e un po’ conforme a tutte le vite degli altri padri di famiglia, ma poi il fatto stesso di accorgersi che il suo naso pende verso destra lo turba, e da questo momento la sua vita cambia completamente e decide di cambiare anche il suo stile di vita. Sfratta una famiglia di affittuari per poi donargli una casa, si sbarazza della banca del padre e inizia a tormentarsi.
La situazione si aggrava talmente tanto, che la moglie non ne può proprio più ed arriva addirittura ad avviare un’azione legale contro di lui; anche la sua unica amica si accorge del fatto che Vitangelo è completamente impazzito. Infatti, l’amica Anna Rosa è talmente esasperata che arriva al punto di sparargli, ma non lo uccide. Allora Vitangelo trova sollievo ai suoi turbamenti presso il Monsignore Partanna, che lo sprona a rinunciare a tutti i suoi averi, in favore dei meno fortunati. La tregua che trova Vitangelo risponde alla fusione con la natura, l’unica che non ha maschere.
Da un fatto completamente banale, il protagonista si rende conto di non essere “uno”, ma “centomila” e in definitiva “nessuno”.

I temi

I temi chiave del romanzo sono:

  • l’incomunicabilità;
  • il relativismo;
  • la cristallizzazione delle forme;
  • la disgregazione dell’io;
  • la perdita dell’identità.

Le fasi del teatro di Pirandello

Il teatro pirandelliano è suddiviso in quattro fasi:

  • degli esordi o fase siciliana;
  • del grottesco;
  • il meta-teatro teatro nel teatro;
  • dei miti.

Il teatro degli esordi

Fin dall’inizio del teatro pirandelliano la verosimiglianza naturalistica delle situazioni sentimentali viene messa in discussione da Pirandello. Inoltre, in questa prima fase viene fatta un’esperienza regionale in dialetto siciliano.
Fanno parte di questa fase le opere: Lumie di Sicilia (1910), Pensaci, Giacomino! (1916), Liolà (1916) e Il berretto a sonagli (1917).

Il teatro del grottesco (1917 – 1925)

In questa fase si ha un ribaltamento dei principi del teatro borghese, adottando delle soluzioni che infrangono le regole del Naturalismo. I personaggi di queste opere sono caratterizzati da una psicologia non coerente e da un linguaggio non razionale, concitato e frammentato.
Fanno parte di questa fase le opere: Cosi è (se vi pare) (1917), Il piacere dell’onesta (1917), Il giuoco delle parti (1918), Ma non è una cosa seria (1918), L’uomo, la bestia e la virtù (1919), Tutto per bene (1920) e Come prima, meglio di prima (1920).

Cosi è (se vi pare)

Questa è una commedia scritta in tre atti e mette in scena la vicenda di una strana famiglia composta da tre persone, che si trasferisce in un piccolo paese di provincia.
A prima vista può sembrare un dramma dalla struttura tradizionale, ma dopo poche scene si capisce che il teatro naturalistico in quest’opera viene stravolto e deformato. Anche questo dramma, come molti altri pirandelliani, si volge come un’inchiesta, che però si svolge a ritroso, nel passato, perché si cerca di ricostruire le vicende legate ai tre protagonista. La gente, però, non ci riesce poiché questo passato si rivela inafferrabile.
In quest’opera, Pirandello inserisce un personaggio che porta la sua versione delle cose, questo personaggio è un’umorista e intellettuale che osserva le vicende di questi protagonisti dall’esterno e si fa portavoce del punto di vista di Pirandello. La realtà non consiste nei dati di fatto, dice il signor Laudisi, ma nell’animo delle persone.
La trama vede tre personaggi principali: il signor Ponza, la signora Frola (la suocera) e la signora Ponza (la moglie). Loro lasciano il loro paese per un terremoto e giungono nel capoluogo di provincia.

Il giuoco delle parti

In questa commedia il tradizionale motivo del triangolo amoroso e del tradimento viene deformato e contorto. Inoltre, il tema del delitto d’onore viene utilizzato da Pirandello per smontare il meccanismo del teatro borghese. Il protagonista è Leone Gala, che osserva con superiorità intellettuale i comportamenti della moglie Silia, capricciosa e tormentata, che però ha una relazione extraconiugale con Guido Venanzi, di fatto la loro è la storia di un mènage à trois, però con dei risvolti davvero crudeli. Dato che a seguito di un duello per difendere l’onore di Silia, Guido rimane ucciso e Leone si chiude in un cupo silenzio.

Il meta-teatro o teatro nel teatro

Questa fase è costituita dalla trilogia del “teatro nel teatro” (Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a soggetto), a cui viene affiancato l’Enrico IV.

Sei personaggi in cerca d’autore

Questa commedia del 1921 è la massima espressione del meta-teatro pirandelliano ed è anche la manifestazione del contrasto vita-forma teorizzato nell’Umorismo. I sei personaggi a cui il titolo allude sono: un Padre, una Madre, un Figlio, una Figliastra, una Bambina e un Giovinotto. Questi personaggi sono nati vivi dalla mente di un autore che però non li ha mai messi in scena e quindi si presentano in scena durante le prove d’un altro spettacolo e chiedono di essere messi in scena anche loro, chiedono di essere messi in vita. Questo affinché gli attori diano al loro dramma la forma che il loro autore non era riuscito a fissare.
La loro storia è a tinte forti e tipica del teatro ottocentesco. Inizialmente, quando questi sei personaggi entrano in scena il Capocomico è riluttante, ma pian piano ascoltando la loro storia rimane ammaliato e chiede al Padre una scaletta per redigere il canovaccio. Tuttavia, a causa di moltissimi equivoci e difficoltà la messa in scena della loro storia viene impedita e così il loro dramma diviene reale, cioè quello non venire rappresentati “realisticamente” dagli attori.

Il teatro dei miti

Dopo la stesura di queste opere, Pirandello si adagia su una produzione meno originale, infatti lui fa l’utilizzo di una ripetizione degli stessi temi e di tecnicismi collaudati.
Negli ultimi progetti teatrali, Pirandello abbandona la riflessione meta-teatrale e approda a grandi tematiche esistenziali e al “mito”, che portano l’arte di Pirandello alle soglie del Surrealismo. Ora, abbandona ogni elemento realistico e passa ad atmosfere fantastiche, trattando: la rappresentazione di un’utopia, nel mito sociale della commedia Nuova colonia; il mito religioso come in Lazzaro; o di una riflessione sull’arte nella società moderna, minacciato dai giganti nei Giganti della montagna. In queste opere, il realismo allucinato viene trasformato in allegoria e in suggestioni mistiche, evocate da un linguaggio lirico ed enigmatico.

I grandi temi

La poetica dell’umorismo

La poetica pirandelliana si fonda sulla concezione di umorismo, che poggia sull’idea che la realtà non si riduce alla sola apparenza, ma contiene anche un lato nascosto, che va oltre le manifestazioni oggettive. Nulla è come sembra e il compito dell’arte è proprio quello di svelare questa duplicità di fondo. Però per trovare questo lato nascosto mediante l’arte è necessario rinunciare all’armonia formale e strutturale dell’estetica classica.
Il non senso della vita si può percepire mediante la riflessione, che è un’attività che scruta nel dato empirico e lo disgrega, mostrando l’illusorietà della vita. Così si arriva alla definizione di umorismo come sentimento del contrario, ad esempio troviamo la vecchia imbellettata: un’anziana signora che si agghinda come una giovane donna e in chi l’osserva viene suscitato un riso. Questo Pirandello lo chiama avvertimento del contrario, grazie al quale subentra la riflessione, grazie al quale si arriva ad un profondo senso di compassione, che Pirandello chiama sentimento del contrario, che consiste nel vedere il lato tragico di una situazione comica, o viceversa. Questo porta ad una pluralità dei giudizi e porta ad una lettura della realtà relativistica, una visione non univoca della realtà. Il concetto di verità nel suo valore assoluto viene messo in discussione. Solo la fase teatrale del mitico non viene influenzata dalla poetica dell’umorismo.

Il vitalismo e la pazzia

Secondo Pirandello la vita non ha limiti e costrizioni, infatti la vita si può presentare in varietà di forme mai uguali a sé stesse. Tutte le forme stabili che l’uomo crea sono solo apparenze fittizie. Dara una forma stabile alla vita significa ucciderla. Inoltre, tentare di costruirsi dei ruoli precisi, porta alla creazione di una prigione, che gli uomini decidono di costruire volontariamente. Questi ruoli in Pirandello prendono il nome di maschere, che indossiamo per recitare una parte e che cambiamo istante dopo istante.
Le istituzioni della famiglia, del lavoro e della società vengono identificate come una trappola, infatti secondo Pirandello anche nei legami di parentela stretta sono celate vere e proprie crudeltà. Nessun nido familiare protegge dalla solitudine e dalla sofferenza.
In generale, l’uomo pirandelliano cerca sempre di evadere dalle angustie della forma o ruoli in cui il destino lo ha calato. L’unica soluzione a questa sofferenza è porsi fuori dagli schemi, dove si può percepire il fluire della vita. Per Pirandello grazie alla follia ad un altrove fantastico ci si può salvare, infatti il folle riesce a svelare imbrogli e ipocrisie delle istituzioni, riducendoli ad assurdo. Il folle può osservare tutta la realtà estraniandosene. Dalla gente comune il folle è considerato pazzo, ma lui riesce ad immergersi nuovamente nel flusso del vitalismo, che si era perso a causa delle forme costruite.

L’io diviso

Pirandello nelle sue opere giunge alla frantumazione totale del soggetto e alla domanda “chi sono io?” i personaggi pirandelliani non sanno più rispondere.
Ad esempio, nell’opera lo specchio, l’elemento principale è la crisi dell’identità personale, poiché guardandosi allo specchio lo sdoppiamento del corpo provoca un effetto straniante: l’uno diventa doppio e non si riconosce più. Pirandello elabora così una sorta fi teoria della coscienza di opposte personalità.
Grazie al pensiero altrui viene meno la costruzione del ruolo che abbiamo trovato, ma si può superare la solitudine di sapersi nessuno entrando a far parte della corrente del vitalismo. Così ci si può riconoscere molteplici, fino ad essere centomila: abbandonare la propria individualità per riscoprirsi parte di un tutto più grande. Pensiero che coincide con la soluzione proposta nel romanzo Uno, nessuno e centomila.

La civiltà moderna, la macchina e l’alienazione

Pirandello ha un forte atteggiamento di rifiuto nei confronti della civiltà moderna, data la sua diffidenza nei confronti dell’industrializzazione. Infatti, al culto futurista della macchina lui contrappone una consapevolezza dei risvolti negativi. La città moderna è proprio un esempio di luogo-simbolo di una meccanizzazione fuori controllo. Ad esempio, nel Fu Mattia Pascal, ci vengono mostrate due città, Milano e Roma, che rappresentano totalmente l’opposto, la prima il frastuono e la confusione legata ad una meccanizzazione industriale e la seconda legata ad un ricordo degli antichi fasti. Però, Pirandello non è in cerca di un topos letterario legato alla natura, infatti non esalta la condizione rurale e premondana, non vede alcuna via di fuga falla frenesia VUOTA della società industriale.
Secondo Pirandello, la macchina, che diventa sempre più diffusa nel suo tempo, ha il carattere minaccioso e inquietante di un essere vampiresco e parassitario. Infatti, Pirandello insiste molto sull’analogia macchina-mostro. Inoltre, lui non vede di buon occhio il cinema, che per lui rappresenta il trionfo della realtà artificiale su quella autentica. Pirandello avverte anche il pericolo della mercificazione dell’opera d’arte, a causa della riproducibilità legata alle moderne tecnologie, che intacca l’unicità e l’irripetibilità del prodotto artistico.

Tra realtà e finzione: la dimensione scenica

Secondo Pirandello il palcoscenico è il luogo più adatto per rappresentare il conflitto tra realtà e finzione. La sua produzione drammatica considera la vita come una grande recita, per cui ognuno mette in scena un ruolo, non a caso Pirandello parla di Maschere nude. Con il susseguirsi delle fasi teatrali di Pirandello si arriva al superamento del dramma borghese. Soprattutto con la trilogia meta-teatrale, in cui viene messo in scena il dramma nel dramma. Infatti, Pirandello fa riferimento al teatro nel teatro perché la vita dei personaggi diventa teatro. Pirandello attua un vero e proprio sfondamento della quarta parete, cioè la soglia invisibile che divide la platea dagli attori, infatti ora glia attori si muovono nella platea, con l’intento di scatenare una riflessione negli spettatori sul rapporto tra realtà e illusione.
Solo grazie al dramma del relativismo è possibile fra trasparire e comunicare la propria visione del mondo, teatro grazie al quale nascono i malintesi e le menzogne. Dal contrasto tra forma e vita nasce la condanna all’incomunicabilità, dovuta al fatto che tutti siamo costretti ad indossare una maschera. Ci viene mostrato nelle opere pirandelliane come la pazzia sia l’unica possibilità che ci rimane per non perdersi nella quotidianità.

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